| VROOM 260 L'Italia non s'è desta! |
Si è chiuso il primo trimestre 2011. Di gare importanti se ne sono disputate diverse e di una certa rilevanza internazionale. E tirando le somme si è registrata ancora di più la scarsa presenza di piloti italiani e della conseguente difficoltà nel primeggiare. Un dato su tutti. Sul gradino più alto del podio delle ultime dieci edizioni del Trofeo Margutti sono saliti 9 piloti italiani, nel decennio precedente invece (dal 1990 al 2000) l'inno di Mameli ha suonato ben 22 volte.
Siamo prossimi all'esordio del Campionato Italiano che approda a Sarno per la prima tappa tricolore del nuovo percorso Csai che ha demandato l'ACI Sport per la promozione dell'evento e coinvolto le piste nella veste di organizzatori.
Il progetto promozionale di ACI Sport, ormai definito nei dettagli, prevede appunto una importante visibilità di tutti e 6 gli appuntamenti della serie italiana. Ma la nostra perplessità è la stessa degli operatori che dovranno sposare questa manifestazione. Riuscirà la Csai a rimettere in sesto il movimento kartistico italiano? È stato fatto tutto il possibile per salvare il nostro patrimonio agonistico nazionale?
Riflessioni a parte, dal quale non possiamo esimerci, anche su Vroom di Aprile ci dedichiamo agli aspetti legati al kart tricolore. A cominciare dal primo piano su Stefano Cucco, un ragazzo italiano che ha ben rappresentato la nostra scuola in questo inizio di stagione. Leggerete della chiacchierata con Oscar Sala, deus ex machina della Birel, per discutere delle problematiche del kart e su quelle che per lui potrebbero essere le soluzioni. Del faccia a faccia con Renata Amigassi che rappresenta la passione per il kart dei tanti appassionati di tutte le età che non ambiscono certo al professionismo. Dello speciale su l'unica iniziativa propedeutica a favore dei piloti in crescita: il progetto Under18. Una sfida della CIK. Della Coppa Csai di Zona… Ma anche di tecnica per gli amatori, che da sempre contraddistingue Vroom. La Carburazione del 125 a marce. La seconda puntata di S.O.S. Kart sulla revisione di un 125 a marce. Come restaurare un Kalì/Comer, il Birel/Parilla anni '60-'70. Mentre "Come è fatto" questo mese vi farà vedere come viene realizzato il radiatore della Polar, prodotto dalla KG.
Editoriale
Riflessioni di uno spettacolo mancante
Il sorpasso è come il goal in una partita di calcio. Più ce ne sono meglio è. Ecco perché guardare il kart in Tv (ma anche la F1) è come contare le pecore e finire per addormentarsi. Paradossalmente è meglio quando piove.
A chi giova questa perdita di credibilità, e quindi di consensi, verso una disciplina che invece racchiude nel suo Dna le caratteristiche di uno sport estremo?
È risaputo che lo spettacolo prodotto nelle manifestazioni motoristiche è incentrato sulla competizione: misurare le proprie capacità con quelle degli altri, cercando di superarle. In sintesi il sorpasso. Senza che si consumi questa manovra, peraltro scontata nell’ottica di una competizione motoristica, viene meno l’attenzione da parte dello spettatore che in assenza di sorpassi non individua nella competizione il suo alter ego, l’eroe, quello che normalmente non vive nella realtà di tutti i giorni, ma nei nostri sogni. Ecco che l’attrazione nei confronti di una corsa motoristica viene meno, e con essa l’interesse degli sponsor (extrasettore), aspetto da non trascurare per la promozione e la riuscita di una manifestazione. Ora, gare di moto a parte, in cui lo spettacolo è insito già nel mezzo con cui i piloti devono obbligatoriamente esibirsi in una guida funambolica per sfruttare al massimo il potenziale della moto (e in questo caso non si riesce a tenere conto dei sorpassi, “vivaddio”) negli sport motoristici su quattro ruote il sorpasso invece non è più una prerogativa… È un dato di fatto che oggi l’assistere via cavo anche a gare di Formula 1 risulti il miglior espediente per appisolarsi beatamente davanti al piccolo schermo. È fisiologico perché alla fine risulta una similitudine, la stessa del contare le pecore… E stiamo parlando di F1.
Addentriamoci invece nel mondo del kart. I nostri lettori e tutti gli appassionati che vivono e conoscono il mondo del kart hanno una concezione ben precisa di questa disciplina motoristica, tra le più estreme degli sport di velocità su pista. Non è facile spiegare a chi non è mai salito in kart cosa si prova… È una sensazione appagante perché esilarante per tutti i sensi di cui disponiamo. Al contrario stare a guardare una gara di kart è una curiosità per chi non ha idea di quale ebbrezza può produrre questo piccolo potente mezzo. Il kartista difficilmente si fa prendere a guardare a meno di non tifare un amico (e non è facile che avvenga). Il karting è uno sport individuale, e ognuno cerca di battere il proprio rivale, specialmente quello che gli sta davanti, a prescindere dalla posizione.
Premessa a parte l’ultima domenica di febbraio è stata trasmessa in diretta su Rai Sport 1 la prima prova del WSK Master Series a La Conca. Una competizione che conta tanti partecipanti un po’ da tutto il mondo. Era giusto togliersi questa curiosità per capire com’era assistere ad una corsa così importante davanti al piccolo schermo, invece che sugli spalti della pista. Le riprese erano di tutto rispetto anche se (a mio giudizio) bisognerebbe limitare sempre di più le inquadrature dall’alto e il campo lungo perché finiscono per ridicolizzare il kart modello giocattolino. Le più realistiche e quindi le più accattivanti ricordo quelle trasmesse da Eurosport negli appuntamenti europei ai tempi di Buser… Un po’ di tempo fa, ma in quel caso le telecamere erano molto più numerose di quelle viste a La Conca.
Ma riprese a parte, le categorie monomarcia come la KF2 e la KF3 sono risultate alquanto monotone per chi assisteva all’evento televisivo. Non si è visto un sorpasso nemmeno a pagarlo. L’unica soddisfazione è stata quella di applaudire un italiano, Cucco in KF2, merce rara nelle competizioni internazionali.
L’ultima finale trasmessa riguardava la KZ. O almeno ce la siamo immaginata perché qui dalla cronaca, di sorpassi se ne sono registrati diversi, soprattutto grazie ad Ardigò. Ma in Tv ne abbiamo contato solo 1.
Ecco che ho cercato di immedesimarmi nello spettatore generico, quello che per la prima volta si trova davanti ad un evento esclusivo di kart trasmesso dalla Rai. Cosa avrà provato e cosa gli sarà rimasto impresso di tale avvenimento? Non è facile per uno che vive di questo sport da oltre 23 anni fare un’analisi distaccata. Ho paura però che le sensazioni non siano state così coinvolgenti. Ma la colpa non è certo dello sprovveduto che si ritrova a veder il kart in Tv. Il problema ha radici più profonde e le riflessioni sono le stesse con cui ho aperto questo articolo.
Pazienza la F1 che ha interessi sicuramente diversi, un altro pianeta, ma il kart è sport prettamente racing, solo che quando si assiste ad una gara di racing c’è ben poco.
Il kart al contrario della F1, avrebbe, anzi ha la facoltà di esprimere il massimo dell’agone, al pari delle corse di moto. Il kart, infatti, come le moto, coinvolge il pilota al 60%, se non di più, mentre in F1 il pilota arriva a contare il 30%, quando va bene.
Così il kart, che aveva tutte le condizioni per assomigliare ad una gara di moto, si è trasformato con regolamenti in antitesi con l’essenza di questo sport, fino ad appiattirlo e renderlo noioso per chi guarda e anche per chi lo pratica. Perché è appurato che gli stessi piloti non si ritrovano più in questo modello che non gli permette di evidenziare la proprie capacità. Quando il mezzo non ti permette di attuare un sorpasso anche i piloti perdono la loro credibilità, perché non riescono a trasmettere l’ardimento, il coraggio e la corsa perde così di mordente, si appiattisce perdendo anch’essa di credibilità.
Perché non si riesce a comprendere che tali opportunità, come quella appunto di trasmettere in diretta una gara di kart, a favore della promozione di questo sport e della ormai riconosciuta nomea per chi vuole tuffarsi in un’avventura così accattivante, come lo sport motoristico professionistico, non può evitare di fare kart, perde la sua funzione propedeutica proprio in considerazione di una superficiale valutazione agonistica in cui si è voluto collocare il kart del nuovo millennio.
Ci sarebbe da scrivere ancora tanto sull’argomento, proprio perché nel karting questo aspetto, e cioè che le gare non producono interesse agonistico e limitano la formazione dei piloti livellando anche l’eventuale opportunità talentuosa, mette a rischio il leit motiv della disciplina. In controtendenza con quanto accadeva invece nel kart dei bei tempi quando il talento usciva allo scoperto tracciando dei solchi indelebili di scuola guida tale da permettere di fare la differenza anche in F1.
Oggi non c’è più bisogno di portare piloti di tali capacità in F1, non sono poi così indispensabili. L’importante è che invece portino soldi, tanti. Poi a forza di percorrere km e km un po’ tutti riusciranno (mezzo permettendo) a vincere. Ma la F1 non è tutto lo sport automobilistico, di opportunità se ne presentano diverse: WTCC, Rally, dove i kartisti di vecchia scuola fanno la differenza. E poi l’aspetto che andrebbe tutelato è la vera funzione formativa che un’esperienza in kart potrebbe offrire.
Oggi, paradossalmente, è più accattivante gettarsi in una ripida e tortuosa stradina di montagna con un carrettino su cuscinetti. Oltretutto è divertente anche da vedere.
Pioggia come Dio la manda
Potrebbe sembrare paradossale, se non altro perché negli States, ad esempio, le competizioni motoristiche non vengono disputate sotto la pioggia, tanto meno quelle di kart. E invece assistendo alla diretta televisiva sempre su Rai Sport e sempre di domenica pomeriggio in occasione della prima prova del WSK Euro Series disputatosi a Sarno, la pioggia ha prodotto quella variabile di incertezza e quindi di attrazione invece assente 15 giorni prima a La Conca. Il pomeriggio dopo pranzo, quello domenicale si intende, la sonnolenza è sempre in agguato, a prescindere dall’avvenimento sportivo a cui si sta assistendo sul piccolo schermo, ma a Sarno la pioggia ha trasformato una gara soporifera in una allettante bagarre, permettendo ai piloti di dare libero sfogo alle loro estrosità, di esprimere le proprie capacità funamboliche. Quei sorpassi, le diverse traiettorie tra i contendenti, i controsterzi prodotti per ovvie ragioni di precaria aderenza su asfalto viscido, hanno regalato uno spettacolo quasi dimenticato. Il kart su pista bagnata risponde verosimilmente a quelle caratteristiche che l’hanno reso celebre nel mondo dalla sua comparsa. Le continue correzioni di sterzo per ottenere il miglior compromesso di traiettoria, e frenata, per produrre la giusta velocità in uscita di curva. Eh già, i mezzi e, soprattutto le gomme di prima, permettevano questo tipo di competizione in cui i piloti potevano fare la differenza come attualmente accade solo con le moto. E pensare che prima si malediceva la pioggia, a ragione, mentre di questi tempi, paradossalmente, potrebbe rappresentare la manna dal cielo.
Giuliano Ciucci Giuliani
SOMMARIO ANALITICO VROOM 260

COPERTINA
L'Italia non s'è desta!
Sebbene competitivi non ci sono piloti italiani sui tre podi del Trofeo Margutti. E non è la prima volta. Una tendenza negativa che fa riflettere

PRIMO PIANO
Renata Amigassi, la chioma vincente
Non potevamo fare finta di niente. renata Amigassi ha vinto l?ice Cup, ricordate? Mettendo dietro piloti di un certo calibro. Era d'obbligo saperne di più. Ecco cosa abbiamo scoperto

PRIMO PIANO
Stefano Cucco, un ragazzo italiano
È lui il pilota che ha tenuto alto l'onore italico nelle prime competizioni internazionali 2011. A dire il vero ci sarebbe da menzionare anche Ardigò nella KZ, ma Marco lo conosciamo bene e le sue vittorie non sono certo una sorpresa, mentre il ragazzo di Biella è salito alla ribalta grazie alle vittorie a La Conca e a Sarno. Ora ne sappiamo di più.

INTERVISTA a Oscar Sala
Chiamatelo Oscar
Oscar Sala, deus ex machina della Birel, è uno dei più profondi conoscitori della storia del karting e delle problematiche politico sportive di questo sport. In un’intervista a 360° si è confrontato con noi sulle problematiche del kart e su quelle che per lui potrebbero essere le soluzioni…

SPECIALE UNDER 18
La scommessa sui giovani
Si fa tanto parlare del karting come sport motoristico propedeutico e "giovane", ma l'ultima iniziativa davvero a favore dei piloti in crescita è un po' una sfida della Cik. Parliamo del Mondiale Under18: vediamo quindi la situazione dopo la prima stagione e a ridosso della seconda.

INTERVISTA a KEES VAN DE GRINT
La serietà non è costosa
Abbiamo parlato con il vicepresidente Cik-Fia Kees van de Grint relativamente a questo Campionato del Mondo "U18", ultima creatura apparsa sulla scena karting internazionale fortemente voluto dall'autorità sportiva internazionale. Dopo il lancio nel 2010, siamo andati ad analizzare gli alti e bassi della stagione inaugurale, e l’evoluzione del campionato nel prossimo futuro.
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GARE
TROFEO MARGUTTI
L'Italia non s'è desta!
I piloti italiani non riescono a primeggiare in nessuna delle quattro categorie del Margutti, che vanno così a Janous, Valente, Ivanovic e Dionisios. Eppure i nostri erano competitivi.
DALLE REGIONI
Lombardia/Campania/Toscana/Puglia/Abruzzo/Sicilia/Easykart/Rotax

COME È FATTO, IL RADIATORE
Merce di scambio (termico)
Ormai indispensabili su quasi tutti i motori, vista la generale diffusione del raffreddamento a liquido, i radiatori sono un elemento importante del kart. Vediamo come vengono realizzati presso la KG di Giacoletto

TECNICA
La carburazione nel 125 a marce
Moltissimi kartisti si stanno riversando nelle classi 125 cc con il cambio di velocità. E non possiamo certo biasimarli perché ad oggi è la sola categoria che riflette al meglio le aspettative prestazionali della maggior parte dei kartisti italiani, professionisti e amatoriali. La messa a punto della carburazione di questi mezzi, però, non è semplice come potrebbe sembrare. Ecco da che basi partire e cosa portare in pista…

S.O.S. KART
ISTRUZIONI PER L'USO... E NON SOLO
La revisione di un motore 125cc con cambio di velocità. (2a puntata)
Riprendiamo il discorso lasciato in sospeso il mese corso, partendo dagli intervalli di manutenzione (espressi in litri di benzina bruciata dal motore) dati dai costruttori per le revisioni: essi sono riferiti ad un impiego strettamente racing del motore e puntano perciò al mantenimento delle prestazioni ai massimi livelli.
Data la mole di istruzioni da dare (vi ricordo che questa rubrica nasce con l'intento di fornire quel minimo di nozioni tecniche necessarie a rendere "autosufficienti" i neofiti) il pezzo verrà suddiviso in 3 puntate. La prima è stata pubblicata nel numero scorso di Marzo.
LE ALTRE RUBRICHE
EDITORIALE - Riflessioni di uno spettacolo mancante
PRESA DIRETTA - La posta
VROOMKIDS - Dedicato ai più piccoli
VROOMMAMA - Dove osano i grandi
MONDOKART - News e anteprime
KART SPRINT - Risposte di tecnica in breve
EXTRA KART - Lo shopping dopo la gara
VROOMBOX - Appuntamenti e curiosità dalle regioni
COME INIZIARE - Le testimonianze dei lettori
VROOMARKET - Il mercatino di VROOM
CALENDARIO - Gli appuntamenti nazionali e internazionali