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Koko, nella storia del kart
Arnaud Kozlinski, uno degli elementi di maggior talento della scuola kartistica d’oltralpe, è riuscito a conquistare il titolo mondiale dopo averlo sfiorato a più riprese negli ultimi sei anni, sconfiggendo la maledizione dell’eterno secondo che ormai sembrava non abbandonarlo più. Un titolo tanto sofferto quanto meritato, che inserisce Koko a pieno titolo sui libri di storia dell’automobilismo francese come il primo pilota transalpino nella storia ad aver conquistato il titolo più importante della nostra disciplina.
La carriera di Koko
Arnaud inizia nel 1994 nella Cadetti grazie al padre che correva in Francia. Appena salito sul kart va forte: “frequentavo le piste da quando ero molto piccolo e pur non avendo mai provato prima, avevo imparato molte cose guardando le gare mondiali ed europee.” Alla terza gara vince, conquistando il titolo lo stesso anno. Poi sale di categoria, e a 16 anni si trasferisce a Lione per iniziare la carriera da professionista. Le vittorie nel campionato francese si susseguono, e dopo una breve pausa in Italia, e un anno di stop nel 2002, con la Sodikart intraprende una collaborazione che vede Koko e Sodi al vertice delle classifiche europee. Nel 2003 e 2004 sfiorano il titolo iridato, arrivano terzi nel Campionato europeo Super ICC e sbaragliano la concorrenza nel campionato nazionale. Dopo il titolo nella FA francese del 2005, Arnaud approda in Italia con l’Intrepid nel 2006 e si aggiudica la Suzuka World Cup e finisce terzo nel Campionato europeo FA. L’anno successivo entra nell’orbita Crg, gareggiando per il team privato di Galiffa. Buoni piazzamenti gli garantiscono un sedile con il team ufficiale nel 2008, anno in cui arriva secondo nell’europeo e nel WSK in KF1.

Il 70% del mondiale si è giocato nella sola giornata di domenica. Hai avuto molte difficoltà dal punto di vista fisico e mentale?
Dal punto di vista fisico ero molto preparato, perciò il fatto che il programma non prevedesse soste non ha influito sulle mie prestazioni. Dal punto di vista mentale è stato certamente molto duro, lo stress si è fatto sentire perché c’era pochissimo tempo per fare le modifiche, e le indicazioni che davo al meccanico dovevano essere molto precise. In questo mondiale, penso che la bravura del pilota nell’interpretare la pista e le sue condizioni e nel dare un feedback corretto al meccanico siano state la chiave del nostro successo. A Macao sono andato per vincere, ero molto motivato, ho fatto una preparazione fisica molto intensa e abbiamo fatto una riunione con Tinini prima di partire e ci ha dato molta carica...


...leggi il resto dell'intervista sul Vroom di Novembre

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